Bussai direttamente alla porta del suo appartamento, invece di annunciarmi citofonando, un amico mi aveva chiesto di portarle un mazzo di fiori con un bel biglietto profumato, spiegandomi velocemente che aveva qualcosa da farsi perdonare, un appuntamento mancato, quello che dovevo "coprire" io con le scuse e i fiori. Bussai alla porta e lei mi aprì ... Una vestaglia con delle trasparenze che non focalizzai per discrezione, ma che mi bucarono la retina e smossero il mio stomaco, "Ops scusami ..." disse "ero in attesa di un'altra persona ...". Cercò di avvicinare i lembi della vestaglia, mentre prese a leggere il biglietto ... Io guardavo le giarrettiere che s'intravvedevano dalla vestaglia schiusa nel sedersi... ero imbarazzato, eccitato, intimidito dal suo aspetto così provocante. Alzò velocemente gli occhi verso me e mi chiese se avevo impegni importanti perché lei aveva preparato una serata particolare che non voleva sprecare per uno stupido, che io non le dissi essere il mio amico. Non dissi una parola, iniziai a baciarla dolcemente, slacciando la vestaglia e scoprendo un corpetto fatto di fili che s'intrecciavano che le tolsi con i denti girando con la lingua a zig zag su tutta la sua schiena. L'eccitazione era al massimo, le strappai violentemente il perizoma e lasciandomi aiutare mi spogliai senza guardare dove finivano i miei vestiti; la presi con prepotenza, era estasiata ed io non mi ero mai sentito così forte e virile, c'era un'intesa perfetta, ci trovammo in tutte le posizioni, era fantastico! Poi d'un tratto squillò il telefono, forte come una sirena antincendio, e voltandoci tutti e due verso l'infernale strumento, ci accorgemmo che la mia camicia stava bruciando su una candela. Mi precipitai a fare il pompiere mentre lei rispondeva al mio amico che le chiedeva perdono par aver disdetto questa serata mandandole dei fiori e che stava arrivando per scusarsi di persona. Gli disse di non crucciarsi e soprattutto non si risparmiò di ringraziarlo per i fiori, che non poteva neanche immaginare quanto li avesse graditi. Ci salutammo senza neanche presentarci, ma io portai con me una rosa bianca che non toglierò mai dalla mia scrivania.
Gli ordini erano stati chiari. "Ascoltami attentamente perché parlo una volta sola: fatti trovare sotto casa alle tre; quando ti farò uno squillo sali. Poi vai nella stanza da letto: troverai un abito che dovrai indossare. Prendi uno dei fogli di carta che si trovano lì vicino e a chiare lettere scrivi "Sono un pirla" e con lo scotch applicalo sul tuo petto. Poi mettiti nella posizione che ti conviene, a quattro zampe, con lo sguardo basso. La schiena deve essere rivolta verso il la porta. Hai 10 minuti di tempo per fare tutto, non uno di più. Hai capito idiota?". "Sì... s-sì... Signora...". Mise giù la cornetta. Ero abbastanza stupito da questa strana proposta ma la trovavo al tempo stesso intrigante.
Mi recai nel luogo indicato all'ora indicata. Non volevo deludere la Signora. Attesi spasmodicamente lo squillo. Dopo alcuni minuti di attesa snervante cominciai a passeggiare nervosamente. L'attesa si faceva inquieta: non avevo più unghie sulle dita. Finalmente il trillo padronale: mi affrettai al portoncino, salii le scale tutto d'un fiato e scostai la porta...
Una volta entrato, feci come mi era stato intimato. Il locale era devvero deserto e ciò accresceva la mia curiosità e la mia eccitazione. Mi spogliai e indossai il vestitino da donna che si trovava sul letto. Su un foglio tracciai con un pennarello a caratteri cubitali la scritta SONO UN PIRLA, che feci campeggiare sotto la mia faccia. Mi accucciai nella direzione indicatami in attesa degli eventi. Stetti in quella posizione per cinque interminabili minuti. Poi udii il rumore secco e lento dei tacchi sul pavimento.
Il ticchettio tacque alle mie spalle. "Bene bene" risuonò la Sua calda voce. In qualche modo mi sentii più al sicuro; la solitudine dei momenti precedenti lasciava il posto poco a poco alla confortante presenza della Signora. Passò un altro minuto in totale silenzio... sentivo il suo sguardo su di me senza poterlo ricambiare: mantenevo ordinatamente la posizione da quadrupede che avevo assunto e che mi impediva di sollevare lo sguardo verso di Lei, seppure il mio desiderio era di incrociare il suo volto severo e affascinante. Uno schiaffo potente risuonò nella stanza e sulla mia chiappa: "Cretino! Sono qui da un'ora e nemmeno mi saluti? Ma che razza di cane sei?" Intimidito, feci per girarmi ma le ginocchia intorpidite resero goffi i miei movimenti. "Guardalo, l'idiota" disse beffarda "nemmeno riesce a muoversi: sembri un sacco di patate." Con la suola dei suoi sandali premette il mio volto facendomi perdere l'equilibrio. Mi ritrovai a pancia all'aria con le gambe ancora un po' anchilosate: come una tartaruga rovesciata sul guscio. Ebbi però il privilegio di vederla, finalmente. Dal basso la sua bellezza appariva ancora più imponente: un corpetto nero e rosso le stringeva la vita e un perizoma nero segnava il profilo alto delle lunghe gambe, agognato rifugio del mio volto. Le scarpe che indossava, sandali aperti con tacco vertiginoso, le conferivano una sensualità leggera e perversa che mi eccitò.
Mi prese per l'orecchio e tirando con forza mi trascinò nella stanza attigua davanti allo specchio a parete. Cercai affannosamente di seguirla ma caddi più volte. Fu lì che mi accorsi che nelle mani teneva un frustino: il mio didietro ne assaggiò il tenore inflessibile accompagnato da ripetuti "E muoviti, imbecille!". Davanti alla mia immagine riflessa (mi fece mettere in ginocchio con le "zampette" alzate a mo' di cagnolino addestrato") mi intimò di leggere ad alta voce le parole che avevo scritto sul foglio che mi penzolava sul petto. "Sono un pirla" riecheggiò nell'aria più e più volte seguendo il ritmo delle sberle che di tanto in tanto Milady mi regalava.
"Seguimi a quattro zampe" mi condusse in un'altra stanza facendomi accomodare a un tavolo. Iniziò il dettato: lei maestrina sexy in tailleur si sedette sul tavolo provocandomi con il profumo che emanava dai suoi abiti e le sue morbide calze velate che facevano bella mostra di sé sotto la gonna al ginocchio. Accavallò le gambe, lo spacco mostrò due cosce ben tornite... Sapeva di avermi in pugno. Con le mani trastullava un frustino e intanto dettava "Scrivi: sono un povero idiota che, nonostante i miei patetici sforzi, non sono riuscito a migliorare la mia condizione di stupido. Mi sono quindi rivolto alla Signora nella speranza che riesca a farmi compiere qualche progresso." Dopo qualche minuto di dettato, lettura e interrogazione, quasi spazientita mi initmò di alzarmi; da un cassetto estrasse una guepiere e un paio di calze autoreggenti "Indossale, forza". Dopo vari tentativi, venni "aiutato" a suon di ceffoni e insulti a vestirmi "come una vera puttanella" . "Sei davvero carino così; vieni a contemplare la tua inutilità" Mi condusse (naturalmente sempre nella tipica posizione quadrupede) di fronte a uno specchio. Qui mi costrinse a rileggere il dettato "ripetendo due volte tutti gli aggettivi che ti riguardano" e ad ammirarmi nella nuova veste di "troietta". Poi disse "Aspetta un po'..." andò nella stanza attigua e tornò con un farfallino rosa "Ecco, così mi sembri perfetto, vero?". "Sì" Ricevetti una frustata sul sedere "Sì Signora..." mugugnai goffamente
Ebbe poi inizio la sessione canina! La pallina che mi gettava per la stanza era di gomma colorata. Gliela riportavo a ogni lancio, tra carezze e schiaffi, tra complimenti e insulti. "Scodinzola cretino! che razza di cane sei?" Al mio abbaio rideva di gusto, prendendosi gioco di me. Al mio scodinzolare si innervosiva "Neanche uno scemo scodinzola così!" Al mio ansimare con la lingua fuori, mi accarezzava... "Ogni tanto bisogna dare un contentino a questo scemetto..." Mi ordinò di seguirla a quattro zampe e si sedette su una sedia posizionata su un palchetto. Dal basso quella visione era davvero eccitante: gambe accavallate, due cosce da competizione, uno sguardo malizioso e imperioso al tempo stesso, mani sottili e raffinate che stuzzicavano il frustino di tanto in tanto. Era lei: la Signora, la porca, la padrona, la regina del mio desiderio. E' lei che mi ha fatto strisciare fino a quel palchetto, è lei che mi ha umiliato minacciosa ("Guarda che ti faccio scendere a prendermi le sigarette vestito da donna...."), è lei che mi ha addomesticato, blandito e malmenato. Era lei che adesso mi ordinava di mettermi supino ("Come uno zerbino") e che adagiava il suo culo d'oro sul mio volto contratto... "Sai che posso soffocarti?" "Gnfgfnhgfh..." Rideva sentendo la mia smorzata risposta. Mosse il bacino strofinando la passera sulle mie labbra e sul mio naso, artigliava i miei capezzoli intimandomi di stare immobile ("Ti lamenti per così poco, stronzetto?") e infine manipolò la mia verga che piano piano si induriva. "Alzati!" si sedette di nuovo sul palchetto. Mi squadrò dall'alto in basso: io, conciato come una servetta, lei altera e sprezzante: "Mi fai pena... sai che bel nomignolo ho in serbo per te?" "No Signora... dica" "La tua Signora ha scelto come soprannome per te...."
L'estetica non e' tutto
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Una foto senza una storia e' solo un insieme di pixel disposti sullo
schermo; che siano disposti piu' o meno bene, sia che la foto sia bella o
brutta, se...
3 commenti:
Bussai direttamente alla porta del suo appartamento, invece di annunciarmi citofonando, un amico mi aveva chiesto di portarle un mazzo di fiori con un bel biglietto profumato, spiegandomi velocemente che aveva qualcosa da farsi perdonare, un appuntamento mancato, quello che dovevo "coprire" io con le scuse e i fiori.
Bussai alla porta e lei mi aprì ...
Una vestaglia con delle trasparenze che non focalizzai per discrezione, ma che mi bucarono la retina e smossero il mio stomaco,
"Ops scusami ..." disse "ero in attesa di un'altra persona ...".
Cercò di avvicinare i lembi della vestaglia, mentre prese a leggere il biglietto ...
Io guardavo le giarrettiere che s'intravvedevano dalla vestaglia schiusa nel sedersi... ero imbarazzato, eccitato, intimidito dal suo aspetto così provocante. Alzò velocemente gli occhi verso me e mi chiese se avevo impegni importanti perché lei aveva preparato una serata particolare che non voleva sprecare per uno stupido, che io non le dissi essere il mio amico.
Non dissi una parola, iniziai a baciarla dolcemente, slacciando la vestaglia e scoprendo un corpetto fatto di fili che s'intrecciavano che le tolsi con i denti girando con la lingua a zig zag su tutta la sua schiena.
L'eccitazione era al massimo, le strappai violentemente il perizoma e lasciandomi aiutare mi spogliai senza guardare dove finivano i miei vestiti; la presi con prepotenza, era estasiata ed io non mi ero mai sentito così forte e virile, c'era un'intesa perfetta, ci trovammo in tutte le posizioni, era fantastico!
Poi d'un tratto squillò il telefono, forte come una sirena antincendio, e voltandoci tutti e due verso l'infernale strumento, ci accorgemmo che la mia camicia stava bruciando su una candela.
Mi precipitai a fare il pompiere mentre lei rispondeva al mio amico che le chiedeva perdono par aver disdetto questa serata mandandole dei fiori e che stava arrivando per scusarsi di persona. Gli disse di non crucciarsi e soprattutto non si risparmiò di ringraziarlo per i fiori, che non poteva neanche immaginare quanto li avesse graditi.
Ci salutammo senza neanche presentarci, ma io portai con me una rosa bianca che non toglierò mai dalla mia scrivania.
F.
Bella storia, F.
Grazie.
Vera?
Malice curiosa ...
Un amore diverso
Gli ordini erano stati chiari. "Ascoltami attentamente perché parlo una volta sola: fatti trovare sotto casa alle tre; quando ti farò uno squillo sali. Poi vai nella stanza da letto: troverai un abito che dovrai indossare. Prendi uno dei fogli di carta che si trovano lì vicino e a chiare lettere scrivi "Sono un pirla" e con lo scotch applicalo sul tuo petto. Poi mettiti nella posizione che ti conviene, a quattro zampe, con lo sguardo basso. La schiena deve essere rivolta verso il la porta. Hai 10 minuti di tempo per fare tutto, non uno di più. Hai capito idiota?". "Sì... s-sì... Signora...". Mise giù la cornetta. Ero abbastanza stupito da questa strana proposta ma la trovavo al tempo stesso intrigante.
Mi recai nel luogo indicato all'ora indicata. Non volevo deludere la Signora. Attesi spasmodicamente lo squillo. Dopo alcuni minuti di attesa snervante cominciai a passeggiare nervosamente. L'attesa si faceva inquieta: non avevo più unghie sulle dita. Finalmente il trillo padronale: mi affrettai al portoncino, salii le scale tutto d'un fiato e scostai la porta...
Una volta entrato, feci come mi era stato intimato. Il locale era devvero deserto e ciò accresceva la mia curiosità e la mia eccitazione. Mi spogliai e indossai il vestitino da donna che si trovava sul letto. Su un foglio tracciai con un pennarello a caratteri cubitali la scritta SONO UN PIRLA, che feci campeggiare sotto la mia faccia. Mi accucciai nella direzione indicatami in attesa degli eventi. Stetti in quella posizione per cinque interminabili minuti. Poi udii il rumore secco e lento dei tacchi sul pavimento.
Il ticchettio tacque alle mie spalle. "Bene bene" risuonò la Sua calda voce. In qualche modo mi sentii più al sicuro; la solitudine dei momenti precedenti lasciava il posto poco a poco alla confortante presenza della Signora. Passò un altro minuto in totale silenzio... sentivo il suo sguardo su di me senza poterlo ricambiare: mantenevo ordinatamente la posizione da quadrupede che avevo assunto e che mi impediva di sollevare lo sguardo verso di Lei, seppure il mio desiderio era di incrociare il suo volto severo e affascinante. Uno schiaffo potente risuonò nella stanza e sulla mia chiappa: "Cretino! Sono qui da un'ora e nemmeno mi saluti? Ma che razza di cane sei?" Intimidito, feci per girarmi ma le ginocchia intorpidite resero goffi i miei movimenti.
"Guardalo, l'idiota" disse beffarda "nemmeno riesce a muoversi: sembri un sacco di patate." Con la suola dei suoi sandali premette il mio volto facendomi perdere l'equilibrio. Mi ritrovai a pancia all'aria con le gambe ancora un po' anchilosate: come una tartaruga rovesciata sul guscio. Ebbi però il privilegio di vederla, finalmente.
Dal basso la sua bellezza appariva ancora più imponente: un corpetto nero e rosso le stringeva la vita e un perizoma nero segnava il profilo alto delle lunghe gambe, agognato rifugio del mio volto. Le scarpe che indossava, sandali aperti con tacco vertiginoso, le conferivano una sensualità leggera e perversa che mi eccitò.
Mi prese per l'orecchio e tirando con forza mi trascinò nella stanza attigua davanti allo specchio a parete. Cercai affannosamente di seguirla ma caddi più volte. Fu lì che mi accorsi che nelle mani teneva un frustino: il mio didietro ne assaggiò il tenore inflessibile accompagnato da ripetuti "E muoviti, imbecille!".
Davanti alla mia immagine riflessa (mi fece mettere in ginocchio con le "zampette" alzate a mo' di cagnolino addestrato") mi intimò di leggere ad alta voce le parole che avevo scritto sul foglio che mi penzolava sul petto. "Sono un pirla" riecheggiò nell'aria più e più volte seguendo il ritmo delle sberle che di tanto in tanto Milady mi regalava.
"Seguimi a quattro zampe" mi condusse in un'altra stanza facendomi accomodare a un tavolo. Iniziò il dettato: lei maestrina sexy in tailleur si sedette sul tavolo provocandomi con il profumo che emanava dai suoi abiti e le sue morbide calze velate che facevano bella mostra di sé sotto la gonna al ginocchio. Accavallò le gambe, lo spacco mostrò due cosce ben tornite... Sapeva di avermi in pugno. Con le mani trastullava un frustino e intanto dettava "Scrivi: sono un povero idiota che, nonostante i miei patetici sforzi, non sono riuscito a migliorare la mia condizione di stupido. Mi sono quindi rivolto alla Signora nella speranza che riesca a farmi compiere qualche progresso."
Dopo qualche minuto di dettato, lettura e interrogazione, quasi spazientita mi initmò di alzarmi; da un cassetto estrasse una guepiere e un paio di calze autoreggenti "Indossale, forza". Dopo vari tentativi, venni "aiutato" a suon di ceffoni e insulti a vestirmi "come una vera puttanella" .
"Sei davvero carino così; vieni a contemplare la tua inutilità" Mi condusse (naturalmente sempre nella tipica posizione quadrupede) di fronte a uno specchio. Qui mi costrinse a rileggere il dettato "ripetendo due volte tutti gli aggettivi che ti riguardano" e ad ammirarmi nella nuova veste di "troietta". Poi disse "Aspetta un po'..." andò nella stanza attigua e tornò con un farfallino rosa "Ecco, così mi sembri perfetto, vero?". "Sì" Ricevetti una frustata sul sedere "Sì Signora..." mugugnai goffamente
Ebbe poi inizio la sessione canina! La pallina che mi gettava per la stanza era di gomma colorata. Gliela riportavo a ogni lancio, tra carezze e schiaffi, tra complimenti e insulti. "Scodinzola cretino! che razza di cane sei?" Al mio abbaio rideva di gusto, prendendosi gioco di me. Al mio scodinzolare si innervosiva "Neanche uno scemo scodinzola così!" Al mio ansimare con la lingua fuori, mi accarezzava... "Ogni tanto bisogna dare un contentino a questo scemetto..."
Mi ordinò di seguirla a quattro zampe e si sedette su una sedia posizionata su un palchetto. Dal basso quella visione era davvero eccitante: gambe accavallate, due cosce da competizione, uno sguardo malizioso e imperioso al tempo stesso, mani sottili e raffinate che stuzzicavano il frustino di tanto in tanto. Era lei: la Signora, la porca, la padrona, la regina del mio desiderio. E' lei che mi ha fatto strisciare fino a quel palchetto, è lei che mi ha umiliato minacciosa ("Guarda che ti faccio scendere a prendermi le sigarette vestito da donna...."), è lei che mi ha addomesticato, blandito e malmenato. Era lei che adesso mi ordinava di mettermi supino ("Come uno zerbino") e che adagiava il suo culo d'oro sul mio volto contratto... "Sai che posso soffocarti?" "Gnfgfnhgfh..." Rideva sentendo la mia smorzata risposta. Mosse il bacino strofinando la passera sulle mie labbra e sul mio naso, artigliava i miei capezzoli intimandomi di stare immobile ("Ti lamenti per così poco, stronzetto?") e infine manipolò la mia verga che piano piano si induriva. "Alzati!" si sedette di nuovo sul palchetto. Mi squadrò dall'alto in basso: io, conciato come una servetta, lei altera e sprezzante: "Mi fai pena... sai che bel nomignolo ho in serbo per te?" "No Signora... dica"
"La tua Signora ha scelto come soprannome per te...."
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